1 Si veda la recentissima presentazione di M. VAN DE MIEROOP, Cuneiform Texts and the Writing of History (London – New York 1999).

2 Da ultimo M.T. LARSEN, The Conquest of Assyria (London – New York 1994).

3 Le opere di A.H. SAYCE, come The "Higher Criticism" and the Verdict of the Monuments (London 1893), e altre successive, sono tra le più indicative del clima dell’epoca. Cf. B. ZINK – MACHAFFE, "Monumental Facts and High Critical Fancies", Church History 50 (1981) 316-328.

4 Rinvio (per l’antico Oriente) al mio "Memorandum on the Approach to Historiographic Texts", Or 42 (1973) 178-194.

5 Per una presentazione della "nouvelle histoire" cf. (fra l’altro) J. LE GOFF – P. NORA, Faire de l’histoire (Paris 1974) I-III. La scuola francese delle "Annales" è stata il principale laboratorio di rinnovamento storiografico.

6 Ometterò, nella trattazione che segue, citazioni di opere degli anni ’60-’70, ormai acquisite alla valutazione storiografica, per limitarmi ad una campionatura (spero sufficiente, ma comunque esemplificativa) di opere dell’ultimo ventennio. Per un’ampia storia critica della questione si veda Th.L. THOMPSON, Early History of the Israelite People (Leiden 1994) 1-170. Il più vivace foro di dibattito sul metodo è stato negli ultimi vent’anni il Journal for the Study of the Old Testament.

7 Da N.K. GOTTWALD, The Tribes of Yahweh. A Sociology of the Religion of Liberated Israel 1250-1050 B.C.E. (New York 1979) (di ispirazione marxista "terzo-mondista", da movimento di liberazione), fino a F.S. FRICK, The Formation of the State in Ancient Israel (Sheffield 1985) (di stampo neo-evoluzionista), a R.B. COOTE – K.W. WHITELAM, The Emergence of Early Israel in Historical Perspective (Sheffield 1987), e a N.P. LEMCHE, Early Israel. Anthropological and Historical Studies on the Israelite Society Before the Monarchy (Leiden 1985). Si noti che l’approccio sociologico, dovendosi basare su una ricca documentazione testuale, tende a dar valore al racconto biblico.

8 Sull’eredità del tardo bronzo (essenziale già nella visione di G.E. Mendenhall), cf. D.N. FREEDMAN – D.F. GRAF (eds.), Palestine in Transition. The Emergence of Ancient Israel (Sheffield 1983).

9 J.M. MILLER, "Is it Possible to Write a History of Israel without Relying on the Hebrew Bible?", The Fabric of History (ed. D.V. EDELMAN) (Sheffield 1991) 93-102; cf. anche E.A. KNAUF, "From History to Interpretation", The Fabric of History (ed. D.V. EDELMAN) (Sheffield 1991) 46-47 nota 2.

10 Da A.T. OLMSTEAD, History of Palestine and Syria (New York 1931), fino a H. WEIPPERT, Palästina in vorhellenistischer Zeit (München 1988) e a G.W. AHLSTRÖM, The History of Ancient Palestine (Sheffield – Minneapolis 1993). Segnalo anche A. GIARDINA – M. LIVERANI – B. SCARCIA AMORETTI, La Palestine. Histoire d’une terre (Paris 1990). Il recente (e ottimo) volumetto programmatico di K.W. WHITELAM, The Invention of Ancient Israel. The Silencing of Palestinian History (London – New York 1996) introduce l’equivoca ambiguità tra l’accezione geografico-descrittiva e quella politica e attualistica (quale contraccolpo al Sionismo) dei termini "Palestina" e "Palestinesi".

11 Mi piace rilevare come la "Territorialgeschichte" di A. ALT, Die Landnahme der Israeliten in Palästina (Leipzig 1925), pur con la metodologia e le scarse conoscenze dell’epoca, abbia aperto una prospettiva fruttuosa.

12 Su questa linea si pone il progetto di Th.L. THOMPSON, Early History of the Israelite People (Leiden 1994) e già in The Origin Tradition of Ancient Israel (Sheffield 1987). Per l’ultima versione cf. ora Th.L. THOMPSON, TheBible in History. How Writers Create a Past (London 1999).

13 Per una prima informazione sulla "New Archaeology" si può consultare B.C. TRIGGER, A History of Archaeological Thought (Cambridge 1989); si noti che nel dibattito sull’archeologia palestinese il termine "New Archaeology" è spesso usato in senso lato (come archeologia metodologicamente ammodernata) più che in quello specifico (binfordiano).

14 È stato peraltro rilevato, ad esempio da N.P. LEMCHE, The Israelites in History and Tradition (Louisville, KY 1998) 30-34, e da altri, che la conoscenza preventiva del testo di riferimento influenza inevitabilmente (e magari inconsciamente) la stessa ricerca e formulazione del dato archelogico.

15 Sulla ovvia problematicità di un simile raffronto cf. C. RENFREW, Archeologia e linguaggio (Roma – Bari 1989) 240-254.

16 I. FINKELSTEIN, The Archaeology of the Israelite Settlement (Jerusalem 1988). Si veda anche D.C. HOPKINS, The Highlands of Canaan (Sheffield 1985).

17 W.G. DEVER, Recent Archaeological Discoveries and Biblical Research (Washington 1990) 87-117 è decisamente ottimista. Per una valutazione delle posizioni di Dever come sostanzialmente conservatrici cf. Th.L. THOMPSON, "W.G. Dever and the Not So New Biblical Archaeology", The Origins of the Ancient Israelite States (ed. V. FRITZ – Ph.R. DAVIES) (Sheffield 1996) 26-43. Cf. più avanti (Appendice).

18 La corrispondenza tra le cronologie biblica e assira è tale da far scartare l’ipotesi di una "invenzione" che non sia basata su fonti autentiche ed attendibili.

19 Mi riferisco a EDELMAN, Fabric of History, e a WHITELAM, Invention of Ancient Israel.

20 È questo l’approccio da me tentato nel già citato Palestine. Histoire d’une terre.

21 Sulle tendenze post-moderne in storiografia si veda l’ottima rassegna di H.M. BARSTAD, "History and the Hebrew Bible", Can a ‘History of Israel’ Be Written? (ed. L.L. GRABBE) (Sheffield 1997) 37-64, che mi esime da ulteriori indicazioni bibliografiche.

22 In linea generale sembra (per paradossale che sia) che l’attenzione prestata allo scaglionamento diacronico di fonti e redazioni era massima quando si adottava una cronologia piuttosto alta della composizione antico-testamentaria; e che invece tale attenzione sia del tutto caduta ora che si considera l’Antico Testamento "un libro ellenistico". È chiaro invece che più bassa è la redazione, più lunga la distanza di tempo rispetto agli eventi narrati (o inventati che siano), maggiore è il bisogno di esplorare il percorso di collegamento, dunque tradizioni o fonti documentarie o precedenti redazioni o altro.

23 Ph. R. DAVIES, In Search of ‘Ancient Israel’ (Sheffield 1992) 13.

24 GRABBE, Can a ‘History of Israel’ Be Written?; e già N.P. LEMCHE, "Is It Still Possible to Write a History of Ancient Israel?", SJOT 8 (1994) 163-188.

25 DAVIES, In Search of ‘Ancient Israel’. Per l’autore "Ancient Israel" (sempre virgolettato) è uno "scholarly (/theological) construct", diverso dal "biblical (/literary) Israel" e dallo "historical Israel" (che è il regno settentrionale).

26 EDELMAN, Fabric of History. Si veda anche il titolo dei prolegomena di LEMCHE, Israelites: "Inventing the Past". Anche Lemche ricostruisce l’Israele biblico e l’Israele storico come due entità separate.

27 THOMPSON, Bible in History, ha il sottotitolo "How Writers Create a Past". Si tratta dell’opera più recente sull’argomento (anche se largamente riprende le opere precedenti dello stesso autore) e che maggiormente minimizza il referente storico "reale".

28 Talvolta si avverte una qualche confusione tra lo smontaggio della costruzione ideologica antica e della costruzione storiografica moderna; due problemi collegati ma distinti; cf. ad esempio LEMCHE, Israelites, 163-165.

29 La lettura strutturale dell’Antico Testamento è stata avviata da E. LEACH, Genesis as a Myth and Other Essays (London 1969); cf. ora C. GROTTANELLI, Sette storie bibliche (Brescia 1998).

30 Cf. opere come M. BAL (ed.), Anti-Covenant. Counter-Reading Women’s Lives in the Hebrew Bible (Sheffield 1989); I. TRIBLE, Texts of Terror. Literary-Feminist Reading of Biblical Narrative (Philadelphia 1984); A. BRENNER (ed.) A Feminist Companion to Judges (Sheffield 1993); G.A. YEE, Judges and Method. New Approaches in Biblical Studies (Fortress 1995).

31 Sulla scia di E. SAID, Orientalism (New York 1979); Culture and Imperialism (New York 1993). Il riferimento è esplicito (e appropriato) in WHITELAM, Invention, 3-10 e passim.

32 Per l’archeologia palestinese cf. N.A. SILBERMAN, Digging for God and Country (New York 1982); Between Past and Present (New York 1989). Cf. anche WHITELAM, Invention, 79-101 e passim.

33 Il caso emblematico di Masada è stato sottolineato in particolare da WHITELAM, Invention, 16-17.

34 J. SASSON, "On Choosing Models for Recreating Israelite Pre-Monarchic History", JSOT 21 (1981) 3-24; WHITELAM, Invention, 17-23. Analoga critica verrà in futuro fatta all’attuale enfasi sulla "etnicità" (ad esempio in LEMCHE, Israelites, 8-20), sulla scia di opere come E. GELLNER, Nations and Nationalism (Oxford 1983); A.D. SMITH, The Ethnic Origins of Nations (Oxford 1986).

35 Cf. la posizione costruttiva di GRABBE, Can a History, 19-36 (il quale peraltro mi sembra sottovalutare gli aspetti "ideologici" della questione). È interessante notare che le tendenze decostruttiviste si applicano soprattutto alla storia moderna, a periodi cioè per i quali le interpretazioni sono discutibili ma i "fatti" sono accertati e dati per scontati.

36 Th.L. THOMPSON, The Historicity of the Patriarchal Narratives (Berlin 1974); cf. anche J. VAN SETERS, Abraham in History and Tradition (New Haven 1975).

37 Cf. da ultimo LEMCHE, Israelites, 97-107.

38 Cf. GROTTANELLI, Sette storie.

39 D. EDELMAN, "Saul ben Kish in History and Tradition", The Origins of the Ancient Israelite States (ed. V. FRITZ – Ph.R. DAVIES) (Sheffield 1996) 142-159 è piuttosto positiva (un re di Gibeon, di data ignota, che si espande su Efraim e Beniamino). È un peccato che la Edelman non conosca la posizione (nettamente "mitica") di Grottanelli (Sette storie, 207-261 e studi precedenti dello stesso autore).

40 N. NA’AMAN, "Sources and Composition in the History of David", The Origins of the Ancient Israelite States (ed. V. FRITZ – Ph.R. DAVIES) (Sheffield 1996) 170-186, sostiene che un regno davidico unitario non è impossibile ma resta incerto. Per posizioni negative cf. nota 45, e di recente N.P. LEMCHE, "From Patronage Society to Patronage Society", The Origins of the Ancient Israelite States (ed. V. FRITZ – Ph.R. DAVIES) (Sheffield 1996) 106-120; WHITELAM, Invention, 160-173.

41 Per una posizione positiva cf. B. HALPERN, "The Construction of the Davidic State: An Exercise in Historiography", The Origins of the Ancient Israelite States (ed. V. FRITZ – Ph.R. DAVIES) (Sheffield 1996) 44-75 (2 Re 8 basato su iscrizioni reali coeve). Del tutto negativo KNAUF, "From History", 39.

42 Si veda il già più volte citato volume edito da FRITZ e DAVIES; in precedenza ad esempio THOMPSON, Early History, 331-334, 409-412; DAVIES, In Search of ‘Ancient Israel’, 63-67; Th.L. THOMPSON, "Text, Context and Referent in Israelite Historiography", The Fabric of History (ed. D.V. EDELMAN) (Sheffield 1991) 87-91; G.W. AHLSTRÖM, "The Role of Archaeological and Literary Remains in Reconstructing Israel’s History", The Fabric of History, (ed. D.V. EDELMAN) (Sheffield 1991) 135-139; THOMPSON, Bible in History, 200-210.

43 Sulle epigrafi di Tel Dan cf. da ultimo LEMCHE, Israelites, 38-43.

44 "Storiografia politica hittita, II: Telipinu, ovvero: della solidarietà", OrAnt 16 (1977) 105-131.

45 L’approccio critico-riduttivo al regno unito è stato avviato da G. GARBINI, "L’impero di David", Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa III/13 (1983) 1-20 (= Storia e ideologia, 42-57) e da D. JAMIESON-DRAKE, Scribes and Schools in Monarchic Judah (Sheffield 1991).

46 Cf. LEMCHE, Israelites, 155 "the only remaining possibility if we at all intend to speak about an Israelite nationality that has its roots in real history and not in an invented one".

47 Cf. le considerazioni di Ch. SCHÄFER-LICHTENBERGER, "Sociological and Biblical Views of the Early State", The Origins of the Ancient Israelite States (ed. V. FRITZ – Ph.R. DAVIES) (Sheffield 1996) 80-81.

48 Più ottimisti DEVER, Recent Discoveries, 87-117; V. FRITZ, "Monarchy and Re-urbanisation: A New Look at Solomon’s Kingdom", The Origins of the Ancient Israelite States (ed. V. FRITZ – Ph.R. DAVIES) (Sheffield 1996) 187-195.